02/09/2011 | Giuseppe Campisi | Edicola di Pinuccio
CINQUEFRONDI – Questi piloni e tratti di strada che costeggiano la montagna ed adornano il paesaggio sono oramai divenuti cimeli di una storia che stenta a compiersi nella fatidica Pedemontana della Piana, nel tratto denominato S.G.C. Cinquefrondi-Delianuova. Un progetto interessante e
coinvolgente specie per i comuni che essa dovrebbe attraversare (o attraverserà), ma che ancora ad oggi scorgono solo gli albori d’un
tracciato che potrebbe rivelarsi una conquista se non finisce oscurato in un vicolo cieco. Dopo varie vicissitudini, quest’opera ecco che
viene inserita nell’Intesa Generale Quadro che si regge sulla Legge Obiettivo n°443 del 21-12-2001 e quindi sul successivo regolamento
dettato dal D.Lg. 190/2002 sottoscritta il 16-05-2002, mentre l’Accordo di Programma Quadro fra Stato e Regione Calabria, nato in
conseguenza dell’Intesa porta la data del 29-07-2002. Ma giunti che siamo all’anno di grazia 2011, ancora non si vede utente su questa
strada. Non sarà da meno della Messina-Palermo in quanto a tempi di realizzazione, o più vicina a noi della nostra insuperabile (quanto
interminabile) Salerno-Reggio Calabria (anche se per amore di verità, l’ing. Ciucci ne annuncia ogni volta trionfalmente l’imminente fine,
salvo poi il doversi puntualmente smentire essendo costretto a spostare assieme al Ministro Matteoli l’asticella della consegna dei lavori
di un annetto in avanti, sine die). In Italia, ma Calabria ed in provincia di Reggio infine, prima che un’opera si tramuti dal pensiero
all’azione, attraverso la realizzazione, la cheta Penelope avrà ben terminato un corredo di tele per il suo buon Ulisse… o addirittura un
padre assisterà a tutte le trafile dibattimentali, politiche, d’impatto ambientale e documentali, e forse i figli o addirittura i nipoti,
sempreché tutte le traversie abbiano finalmente un buon fine, ne vedranno il compimento. Le continue lagnanze per la mancanza di strutture
ed infrastrutture stridono con le volontà, principalmente politico-ideologiche, di poterle realizzare. Ma anche qui occorrerebbe utilizzare
un approccio più squisitamente utilitaristico, non strictu sensu, per valutare i costi benefici nella loro piena interezza a vantaggio
della collettività. Ma torniamo alla nostra strada, che è bene si sappia, è investita di una delibera CIPE per 26 milioni di euro, poi
ripresa ed attualizzata dalla provincia di RC, con propria delibera, nel programma triennale dei lavori pubblici 2006/2008. E che dire
delle continue varianti al progetto originario? Strappi, bretelle, modifiche, estensioni e riduzioni che nel corso del tempo ha subito,
talvolta per necessità, più volte per effetto del cambio di colore (e qualche volta di casacca) dei politici di turno che a seconda dei
loro convincimenti si sono affrettati ad apportare il loro imprimatur, quasi per tirarla dalla giacchetta o ad utilizzare questo
lenzuolino, spesso troppo corto, per le esigenze di riempimento di programmi elettorali rimasti disattesi o peggio per coprire, talvolta,
la vacanza della loro operosità dinanzi ai cittadini. Un po’ di fumo negli occhi dei troppe volte disinteressati governati fa parte della
ricetta. E sulle traversie giudiziarie? Meglio sorvolare. Per italianissimo vezzo, si appura sinteticamente che la Comunità Montana di
Cinquefrondi dapprima ne appalta i lavori e poi si ritrova soccombente e costretta a patteggiare in via transattiva con la stessa
appaltante per questioni contrattuali, vizi di forma, specifiche chiarite o non, un’ulteriore somma a risarcimento del danno per lavori
tutt’ora ineseguiti a puro svantaggio delle tasche dei cittadini. E dulcis in fundo, da un’inchiesta della magistratura si apprende che per
meglio completare l’opera, è il caso dire, alcune ditte ed alcuni pubblici funzionari, quindi controllori e controllati, pare si siano
accordati per mantenere tali o superiori i costi ricavandone margini più elevati attraverso il depotenziamento delle forniture di cemento e
ferro. Nelle opere pubbliche, un vizietto tutto italiano. Un antico detto recita che anche un lungo viaggio inizia con piccoli passi, ma
qui prendiamo atto con disarmante verità che corre l’anno 2011 dall’oramai lontano anno 2001, e della fine di questo viaggio con questa
strada, se ne intravede appena l’inizio.
coinvolgente specie per i comuni che essa dovrebbe attraversare (o attraverserà), ma che ancora ad oggi scorgono solo gli albori d’un
tracciato che potrebbe rivelarsi una conquista se non finisce oscurato in un vicolo cieco. Dopo varie vicissitudini, quest’opera ecco che
viene inserita nell’Intesa Generale Quadro che si regge sulla Legge Obiettivo n°443 del 21-12-2001 e quindi sul successivo regolamento
dettato dal D.Lg. 190/2002 sottoscritta il 16-05-2002, mentre l’Accordo di Programma Quadro fra Stato e Regione Calabria, nato in
conseguenza dell’Intesa porta la data del 29-07-2002. Ma giunti che siamo all’anno di grazia 2011, ancora non si vede utente su questa
strada. Non sarà da meno della Messina-Palermo in quanto a tempi di realizzazione, o più vicina a noi della nostra insuperabile (quanto
interminabile) Salerno-Reggio Calabria (anche se per amore di verità, l’ing. Ciucci ne annuncia ogni volta trionfalmente l’imminente fine,
salvo poi il doversi puntualmente smentire essendo costretto a spostare assieme al Ministro Matteoli l’asticella della consegna dei lavori
di un annetto in avanti, sine die). In Italia, ma Calabria ed in provincia di Reggio infine, prima che un’opera si tramuti dal pensiero
all’azione, attraverso la realizzazione, la cheta Penelope avrà ben terminato un corredo di tele per il suo buon Ulisse… o addirittura un
padre assisterà a tutte le trafile dibattimentali, politiche, d’impatto ambientale e documentali, e forse i figli o addirittura i nipoti,
sempreché tutte le traversie abbiano finalmente un buon fine, ne vedranno il compimento. Le continue lagnanze per la mancanza di strutture
ed infrastrutture stridono con le volontà, principalmente politico-ideologiche, di poterle realizzare. Ma anche qui occorrerebbe utilizzare
un approccio più squisitamente utilitaristico, non strictu sensu, per valutare i costi benefici nella loro piena interezza a vantaggio
della collettività. Ma torniamo alla nostra strada, che è bene si sappia, è investita di una delibera CIPE per 26 milioni di euro, poi
ripresa ed attualizzata dalla provincia di RC, con propria delibera, nel programma triennale dei lavori pubblici 2006/2008. E che dire
delle continue varianti al progetto originario? Strappi, bretelle, modifiche, estensioni e riduzioni che nel corso del tempo ha subito,
talvolta per necessità, più volte per effetto del cambio di colore (e qualche volta di casacca) dei politici di turno che a seconda dei
loro convincimenti si sono affrettati ad apportare il loro imprimatur, quasi per tirarla dalla giacchetta o ad utilizzare questo
lenzuolino, spesso troppo corto, per le esigenze di riempimento di programmi elettorali rimasti disattesi o peggio per coprire, talvolta,
la vacanza della loro operosità dinanzi ai cittadini. Un po’ di fumo negli occhi dei troppe volte disinteressati governati fa parte della
ricetta. E sulle traversie giudiziarie? Meglio sorvolare. Per italianissimo vezzo, si appura sinteticamente che la Comunità Montana di
Cinquefrondi dapprima ne appalta i lavori e poi si ritrova soccombente e costretta a patteggiare in via transattiva con la stessa
appaltante per questioni contrattuali, vizi di forma, specifiche chiarite o non, un’ulteriore somma a risarcimento del danno per lavori
tutt’ora ineseguiti a puro svantaggio delle tasche dei cittadini. E dulcis in fundo, da un’inchiesta della magistratura si apprende che per
meglio completare l’opera, è il caso dire, alcune ditte ed alcuni pubblici funzionari, quindi controllori e controllati, pare si siano
accordati per mantenere tali o superiori i costi ricavandone margini più elevati attraverso il depotenziamento delle forniture di cemento e
ferro. Nelle opere pubbliche, un vizietto tutto italiano. Un antico detto recita che anche un lungo viaggio inizia con piccoli passi, ma
qui prendiamo atto con disarmante verità che corre l’anno 2011 dall’oramai lontano anno 2001, e della fine di questo viaggio con questa
strada, se ne intravede appena l’inizio.