• Caccia al cinghiale, una passione che si tramanda nel rispetto della natura e dell’equilibrio biologico
    27/11/2011 | Francesco Bonini | Edicola di Pinuccio

    SAN GIORGIO MORGETO – Capitata  per caso, questo si può dire di una improvvisata visita ad una squadra di cacciatori di cinghiali riuniti per le operazioni  successive ad una fruttuosa battuta. L’iniziale comprensibile diffidenza rispetto a chi viola quasi un rito privato, ha lasciato via via il posto ad una cordialissima accoglienza. Non conoscevamo e non conosciamo ancora tutto sulla caccia al cinghiale, ma in un’ora circa di  chiacchierata, il caposquadra è stato così squisito, come il resto dei compagni, che ci ha fornito preziose informazioni che crediamo di dover girare ai nostri lettori. Salteranno fuori i luoghi comuni di chi è contro la caccia. Prima di ascoltare il caposquadra  anche noi potevamo nutrire qualche dubbio sull’utilità di questa attività venatoria.  Squadra n. 22 “Volpe”, Ambito Territoriale di Caccia RC1, area assegnata 5. Tutto è normato e regolamentato, il capo ci fa vedere il registro consegnato dall’ATC dove è obbligatorio annotare ogni cosa su ogni battuta: chi partecipa, la zona interessata, il numero degli avvistamenti e quello degli abbattimenti. Ognuno poi ha un ruolo,  chi si interessa dei cani (anche loro sembrerebbero avere compiti specifici)  chi intercetta,  chi fa il battitore. Oggi era un giorno particolare, la caccia ha fruttato bene, un esemplare “anziano” stimato in sette anni di vita e dal peso di circa 110 chili, una bella soddisfazione. L’età, anche quella, è stabilita sulla base delle indicazioni fornite nel registro dove vi sono anche tutte le prescrizioni e le norme collegate da rispettare. La dentatura con i tre molari certifica l’età superiore ai tre anni, l’usura dei canini determina il resto dell’anzianità. Era da un po’ di tempo che l’esemplare circolava, quasi come a prendere in giro i cacciatori, al limite tra due aree di caccia al confine tra due comuni. L’aveva fatta franca, ci dice un cacciatore circa quindici giorni fa quando un’altra squadra lo ha colpito di striscio causandone la fuga. La domanda ci è sorta spontanea: ma come fate a sapere che era questo l’esemplare ferito? Cinghiali come questo, ci hanno spiegato, non si vedono ogni giorno, la sua presenza era segnalata in zona e gli appostamenti dei “battitori” lo avevano confermato. Le impronte dello zoccolo, poi, sono proprio identiche. La ferita sulla coscia non completamente rimarginata conferma tutto. Alla fine, dopo lo scambio di informazioni tra squadre,  la soddisfazione è toccata alla squadra Volpe. Durante la nostra visita erano in corso le operazioni post battuta che portano alla divisione finale del bottino, anche questa nel rispetto di regole interne che tutti osservano. Ci siamo intrattenuti con il caposquadra che ci ha raccontato, con nostro piacere, un po’ di storia locale sulla caccia al cinghiale.  Fino al 1962 la specie non risiedeva nei nostri monti, da quell’anno iniziò il popolamento che in zona Reggio Calabria consentì le battute dal 1974. Il sistema prevede il “lancio”  cioè la messa in libertà degli esemplari da parte dell’autorità competente che controlla il numero degli esemplari “superstiti”  sulla base dei risultati acquisiti e comunicati dalle squadre a fine stagione, e provvede al ripopolamento qualora questo si  rendesse necessario. Tale attività  è totalmente finanziata attraverso quote e tasse che gravano su ogni cacciatore iscritto per questo tipo di caccia. Una parte delle somme viene destinata ad un fondo tenuto dall’ATC per il risarcimento di eventuali danni che gli animali possono arrecare ai contadini quando si avvicinano troppo ai centri abitati in cerca di cibo. L’anno scorso l’ATC ha sborsato per  danni una cifra intorno ai 20.000 euro. Il proliferare della specie per limitazioni venatorie potrebbe portare anche nelle nostre zone, come già successo in altre regioni italiane come l’Umbria la Toscana e la Liguria, a vere e proprie pericolose sortite nei paesi  collinari. L’intervento dei cacciatori scongiura tale pericolo e salvaguarda l’ambiente. Qualche anno addietro si è ricorsi a battute straordinarie fuori stagione proprio per la constatata cospicua presenza di cinghiali liberi. Ogni squadra ha la sua zona di intervento da rispettare e può ospitare per ogni battuta un certo numero di cacciatori ospiti. Non c’è alcuna uniformità nell’anzianità dei componenti la squadra, giovani e meno giovani insieme per condividere la comune passione tramandata spesso di padre in figlio. Ci siamo soffermati, tra le chiacchiere, ad osservare l’esemplare abbattuto e ci sono stati messi in evidenza alcuni lunghi tagli sotto il collo, erano il risultato delle lotte tra maschi per la conquista delle femmine. Più in alto, all’altezza del collo una ferita, è il foro d’entrata del proiettile letale del cacciatore. Le operazioni sono quasi terminate,  ringraziamo per l’ospitalità e lasciamo il posto dopo aver bevuto un  goccio della  birra  offerta a tutta la squadra  dal fortunato cacciatore andato a segno. Anche questo un rito.