• Il credit crunch, un avversario devastante per la debole economia calabrese. Intervenga, e presto, la politica regionale
    20/04/2012 | Giuseppe Campisi | Edicola di Pinuccio

    CINQUEFRONDI – E’ di oggi la notizia che il G20 tenterà di allentare i cordoni della borsa mondiale  erogando una somma molto vicina ai 400 miliardi di dollari in ulteriori risorse per il Fondo Monetario Internazionale. Questo significa una dotazione certamente più robusta, anche se meno del previsto (600 mld dollari, in origine) al fondo stesso quale possibilità di elargire liquidità a quei paesi, come il nostro, che potrebbero averne una prossima necessità per deficit di contante attingendo nuovamente alle casse della Bce. D’altra parte questo và inteso come un segnale positivo se in portafoglio ci sono circa 200 mld di dollari in meno rispetto alle previsioni, poiché come ha commentato la Lagarde, evidentemente i rischi generali e le tensioni su mercati internazionali sono, tutto sommato diminuiti.

     

    Ma se andiamo a sbirciare con la lente di ingrandimento nella nostra area d’appartenenza ecco che scorgiamo subito il grosso, anzi grossissimo problema che attanaglia la nostra economia. Questa difficoltà ha un nome ed un cognome, per tutti : credit crunch, ovvero stretta del credito. Un rapporto di ieri dell’Ocse, divisione Pmi, recita impietoso che  le piccole e medie imprese (Pmi) che hanno richiesto prestiti tra il 2007 e il 2010 si sono trovate a far fronte a tassi di interesse più elevati rispetto alle grandi imprese con addirittura con una forbice di piani di rientro più corti e richieste di garanzia a copertura più elevate. E, paradossalmente, le condizioni di credito più facili per le grandi imprese hanno evidenziato che le piccole imprese sono state considerate un rischio più elevato, con prospettive di business meno remunerativo. Ma stando sempre al rapporto, ciò che ha determinato  le condizioni di credit crunch è stato essenzialmente  il crollo della domanda interna di beni e servizi durante la crisi che ha colpito fortemente il flusso di cassa e la liquidità delle Pmi con conseguente aumento dei ritardi nei pagamenti.

     

    Tant’è che molte aziende sono state costrette al fallimento, contribuendo al  perdurare di alti livelli di disoccupazione in molte regioni. Tra le quali la nostra. Riprendendo a proposito l’analisi del Presidente del Consiglio Direttivo degli Industriali cosentini, Renato Pastore,  egli ha rilevato come  difficoltà sempre maggiori nell’accesso al credito, ritardi crescenti che sfiorano la mancanza di certezza nella riscossione delle somme vantate per forniture, servizi e lavori eseguiti per conto della pubblica amministrazione, assenza di programmi di investimento e di misure reali di sostegno alle imprese, unite al più alto costo energetico e ad una alta tassazione Irpef ed Irap, determinino un concreto crollo non solo dei consumi, ma conseguentemente anche dell’occupazione. La ricetta di Pastore punta alle infrastrutture, in particolare alle reti ferroviarie, a quelle stradali ed idriche oltreché a quelle digitali che, a suo dire, rappresentano il futuro dell’economia e dell’informazione e che al Sud, invece, stante la carenza della disponibilità della banda larga e delle connessioni in fibra, sono la testimonianza evidente della disattenzione verso questi territori da parte di chi ha governato in questi anni.

     

    Il che fa il paio con la disperata esigenza per le nostre Pmi di avere quella liquidità sufficientemente necessaria a far ripartire investimenti ed occupazione. Un motivo in più per sollecitare la politica ad un più energico intervento per ottenere da una parte la velocizzazione dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione e dall’altra una scossa al nostro sistema creditizio a concedere prima che credito, fiducia nel tessuto imprenditoriale calabrese, che Dio solo sa di quanto sostegno abbia bisogno per superare la stretta imposta non solo dalla crisi che attanaglia il modo produttivo ma anche le difficoltà contingenti non ignorabili e non assolutamente secondarie in una terra bisognosa di riscatto e di lavoro come la nostra.