• Lo spopolamento dei comuni montani all’origine del dissesto e delle tragedie. Galimi, Associazione Nazionale Comuni dei Parchi, scrive ai capigruppo parlamentari
    09/11/2011 | Comunicato di M. Galimi | Ass. Naz. Comuni dei Parchi

    I danni ed i morti provocati dalle recenti calamità naturali, meritano una riflessione seria ed immediata. Nel tempo in cui l’uomo ha conosciuto brillanti risultati e progressi in ogni campo, non si può assistere inermi alla perdita di vite umane, come è avvenuto,  anche se per cause del tutto eccezionali (anche se tutto sta diventando frequente). Il dibattito e l’attenzione politica sembra tutto incentrato su questioni  solamente economiche  sottovalutando che stiamo compromettendo, proprio in nome di assurdi ragionamenti ragionieristici, la stessa vita dell’uomo! Il paese cade a pezzi, l’aria diventa sempre di più irrespirabile, i ghiacciai si stanno sciogliendo, e c’è chi pensa a costruire il ponte sullo Stretto. Alla luce di quanto sta accadendo, vorremmo richiamare la vostra attenzione  sul fenomeno più grave che stiamo attraversando e che sta producendo i danni che ognuno di noi ha davanti: LO SPOPOLAMENTO DEI COMUNI MONTANI. Non ci vuole molto a capire che la morte di questi territori rappresenta un  concreto danno per l’eco sistema, per l’economia , per i valori e per la stessa cultura popolare e contadina. Ed infatti la presenza dell’uomo in queste realtà garantiva la manutenzione ordinaria della montagna, la sua cura, il suo insostituibile sostegno. Si pensi  all’orgoglio ed all’amore che si dedicava a tutte le piante che venivano messe a dimora e che garantivano la stabilità del terreno  ed il sostentamento economico per tante famiglie. Attorno a questo va ancora considerata, come la sua presenza poteva rappresentare un vero presidio permanente per la prevenzione di incendi, che tanti disastri stanno procurando alla società!  Le ragioni di questa “fuga”dai centri montani vanno ricercate nella mancata assoluta attenzione dei governi verso questi centri. Ed infati si è cominciato con la chiusura degli uffici postali, con le guardie mediche, fino alla sopppressione delle scuole per l’infanzia, ultima manovra, in ordine di tempo, che ha costretto le famiglie a trasferirsi a “valle”.  Considerando quanto sta avvenendo, perché non si capisce  che sarebbe meglio spendere per un maestro in più, per mantenere uno sportello postale, e non per riparare  frane e smottamenti che, spesso,  provocano anche perdite di vite umane e che, alla fine, producono costi notevolmente maggiori? Prima che i riflettori si spengano e si perda la memoria di quanto sta avvenendo, chiediamo il vostro deciso impegno affinchè i piccoli comuni montani continuino a vivere  ed a mantere  alta la cultura montanara e contadina del nostro paese.