• “Perché siamo usciti dal PSA”. Il vicesindaco di Cinquefrondi, Maurizio Bellocco, interviene sulle scelte urbanistiche
    28/03/2012 | Maurizio Bellocco, v.sindaco Cinquefrondi | Edicola di Pinuccio

    CINQUEFRONDI – La disamina sulla questione PSA resa dal mio amico Pino Massara credo voglia mettere in evidenza il ritardo che il nostro paese ha vissuto negli ultimi 15/20 anni in materia di sviluppo urbanistico e le difficoltà attuali nell’intraprendere un nuovo metodo così fortemente voluto dalla nuova Legge Urbanistica Regionale. Per quanto mi riguarda voglio rispondere al mio amico Pino, anche quale competente della materia, per dire che lo spirito della Legge, a mio giudizio, non era assolutamente sbagliato – stimolare i Comuni ad associarsi per realizzare un unico strumento che potesse ricomprendere le potenzialità di ciascuno – anche se la sua enorme complessità nello sviluppo di questo nuovo concetto culturale ha fatto emergere grandi difficoltà in termini di concreta fattibilità. E’ non vi è alcun dubbio che tali difficoltà hanno investito anche la politica che sin dall’inizio non ha creduto in questa nuova forma di sinergia Istituzionale… (basti pensare che il primo Comune ad allontanarsi appartiene allo stesso colore politico del Governo Regionale che ha prodotto la nuova Legge).

     

    il vicesindaco maurizio bellocco

    Nonostante tutto e nonostante le diverse sollecitazioni ai vari Comuni ed al gruppo di lavoro costituito sin dal giugno 2008, continuavamo a credere in questa nuova impostazione ma alla fine abbiamo dovuto arrenderci avendo riscontrato tutte le difficoltà per portare a termine il progetto del PSA. Ritardi che non potevamo più permetterci in considerazione del fatto che il nostro è un territorio importante e strategico per tutto il circondario e che le enormi potenzialità in termini di sviluppo non potevano essere ulteriormente vanificate da una discussione senza fine. E’ stata una determinazione che potevamo prendere prima – si obbietta – ma la responsabilità Istituzionale verso gli altri Enti e verso il gruppo di tecnici incaricati imponevano un serrato confronto tra tutti gli attori prima di assumere scelte definitive. Adesso ricomincia un nuovo capitolo, una nuova esperienza che seppur tra le difficili maglie di questa nuova Legge speriamo di portare avanti in tempi accettabili per costruire un nuovo strumento urbanistico capace di offrire modelli innovativi di crescita che negli anni è stata fonte importante di sviluppo economico e di occupazione ma che oggi deve anche guardare ad una maggiore tutela del territorio in termini storico-ambientali e di salvaguardia dal punto di vista idrogeologico.


     
  • 1 commento

    1. Antonio De Mujà

      Si è costretti a prendere atto, ancora una volta, che una politica di visione paesana e vecchia di mezzo secolo ha avuto il sopravvento. Una politica che ancora crede utile affrontare una spesa per lo studio dello sviluppo urbanistico ed economico di un territorio e dei suoi abitanti possa essere ancora piegato alla logica dei piccoli egoismi locali piuttosto che colmare l’enorme ritardo accumulato verso la ricerca di sviluppo nei molteplici settori che riguardano la vita di tutti i cittadini. Se vi erano responsabilità tecniche bisognava colmarle se le responsabilità erano politiche bisognava discuterne e denunciarle pubblicamente e lavorare intensamente per superarle.
      Questo è il compito della politica, guidare le comunità verso il futuro, far crescere in tutti noi la consapevolezza che le questioni che strumenti di così grande importanza come quello in discussione e da cui oggi si è preso le distanze , servono a porre al centro il bene e l’interesse comune, servono a studiare come sostituire l’uso dei mezzi privati con mezzi pubblici per collegare i nostri piccoli e grandi centri e rispondere al bisogno di mobilità di una popolazione sempre più anziana e non autosufficiente, servono a trovare soluzioni per affrontare insieme la questione della gestione dei rifiuti solidi urbani e come organizzare meglio la raccolta differenziata, Servono per studiare come gestire insieme e meglio le nostre risorse idriche, servono per affrontare la necessaria rivalutazione dei “centri storici” evitando di deturpare inutilmente altri suoli, servono per individuare zone comuni per lo sviluppo artigianale e produttivo, servono per capire come sfruttare meglio la nostra agricoltura, servono per studiare come le nostre comunità possano vivere insieme nel rispetto delle sane differenze e tornare a pensare che vivere qui è ancora possibile.
      Fare passi in avanti in questa direzione significa fare buona politica significa probabilmente riconquistare la voglia di partecipare alla vita delle nostre istituzioni alle scelte per il futuro dei nostri giovani e creare più serie e motivate convinzioni per dire no a rigassificatori, inceneritori, centrali a carbone, etc..etc..
      Caro vicesindaco, la mia non vuole essere un’accusa personale, ma la denuncia di una grave sconfitta politica, economica e sociale che costerà, in termini di sottosviluppo dell’intero territorio, un prezzo salato alle future generazioni.

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